TU SEI UN IMPRENDITORE

 

Ogni tanto qualcuno decide di mettersi in proprio, di aprire una partita iva ed avviare una attività. 

Che cosa è che ci muove?

Che cosa è che ci spinge?

Anche se ci diamo spiegazioni e motivazioni razionali (voglio guadagnare più soldi per permettermi una casa più grande perché ho figli, voglio acquistare un’auto più grande per andare in ferie, non trovo lavoro, quindi mi metto per conto mio, ecc.) in realtà si è spinti dalla parte EMOZIONALE

E la parte emozionale, spesso, ci fa prendere decisioni che non valutiamo abbastanza.

E quindi, si parte lancia in resta, e si apre una attività, così, spesso pensando: “tanto basta che sia bravo a fare il mio lavoro”.

Eh no! Eh no, non basta che tu sia bravo a fare il tuo lavoro. Questo è il problema. Non si può aprire una attività pensando che fare il tuo lavoretto come se tu fossi un dipendente della tua impresa sia sufficiente a farti andare avanti.

Per quanto sia piccola, è pur sempre una impresa e tu, che sei un imprenditore, ti devi applicare con tutta la diligenza e con tutta l’attenzione necessaria.

Dalla tua impresa puoi avere grandi soddisfazioni ma anche grandi delusionigrandi guadagni ma anche enormi debiti.

Essendo una impresa, da questa dovrai ottenere un PROFITTO! 

Perché devi ottenere un profitto? (bada bene: UN PROFITTO e non UNA BUSTA PAGA!)

Perché ti assumi GRANDI RISCHI (che un dipendente, ovviamente, non si assume).

Ottenere profitti o perdite dipenderà esclusivamente dalla tua capacità e bravura imprenditoriale.

Per cui, Prima di aprire una impresa, valuta tutti gli svantaggi ed i vantaggi che derivano dall’essere imprenditore.

Prima di tutto, valuta gli svantaggi rispondendo si o no a queste domande:

  1. sono disposto ad affrontare la perdita della sicurezza “relativa” di un lavoro di tipo “dipendente”?
  2. sono disposto a rischiare di perdere tutti i miei risparmi e, probabilmente, anche i soldi che mi presteranno?
  3. sono disposto, all’inizio, ad accettare un livello di reddito fortemente inferiore a quello di un lavoro di tipo “dipendente”?
  4. sono disposto a sentirmi sempre soggetto al rischio che qualcosa (un incendio, una nuova tecnologia, il fallimento di un cliente importante, e così via…) possa distruggere o seriamente danneggiare la mia attività?
  5. sono disposto a non avere un orario di lavoro “regolare” e con tutte le conseguenze negative per il tempo da dedicare alla famiglia ed ai figli?
  6. sono disposto ad avere tutte le responsabilità sulle mie spalle?
  7. sono disposto a prendere decisioni e fare scelte anche contrarie alla mia etica ed ai miei sentimenti?
  8. sono disposto ad essere totalmente coinvolto in questioni lavorative difficili da “lasciare in ufficio”?
  9. sono disposto, all’inizio, a dovermi adattare a fare tutte le mansioni per la mia impresa?
  10. sono disposto, se le cose dovessero andare male, ad avere problemi con la mia famiglia?
  11. sono disposto ad avere più capi: i clienti, le banche, i collaboratori, ecc.?
  12. sono disposto a vivere, molto probabilmente, con l’incubo del fallimento reale o morale?
  13. sono disposto a combattere duramente per avere accesso a finanziamenti e credito da parte di finanziatori e banche?
  14. sono disposto a trovarmi, spesso e mio malgrado, coinvolto in questioni burocratiche ed amministrative che sottraggono tempo ed energia al mio business?

Come hai visto, avere una impresa non è uno scherzo. E’ roba da “gente dura”!

Però, valuta anche i vantaggi e rispondi si o no a queste domande:
  1. mi piacerebbe avere il futuro nelle mie mani?
  2. mi piacerebbe realizzare il progetto che ho sempre sognato?
  3. mi piacerebbe diventare ricco e, comunque, raggiungere livelli di reddito che un lavoro “dipendente” non mi potrà mai garantire?
  4. mi piacerebbe non avere un capo tradizionale?

Se hai risposto di si a tutte queste domande, probabilmente sei la persona giusta e motivata per intraprendere e gestire un business, dopo aver considerato tutte le conseguenze, positive e negative, implicite nella decisione di diventare imprenditore.

Sei anche cosciente che da ora in poi avrai molte responsabilità in più oltre a stare attento a fare bene il tuo lavoro.

Infatti, per fare bene un lavoro, basta un operaio specializzato, un tecnico o altri che non hanno tutte le responsabilità di un imprenditore.

Le fondamenta su cui devi basare la tua impresa sono queste:
  • fai una strategia per la tua impresa;
  • all’inizio segui tutto senza delegare;
  • interessati dell’amministrazione della tua attività, è un tuo obbligo morale, un tuo obbligo di legge ed un tuo interesse fondamentale per non andare in rovina;
  • via via seleziona i tuoi collaboratori ed inizia a delegare, MA NON DELEGARE MAI L’AMMINISTRAZIONE;

Che significa “fai una strategia“? 

Significa che devi pensare a quale è il tuo modello di business (chi sono i miei clienti? chi sono i miei fornitori strategici? quali sono i miei canali di distribuzione?  e quali le mie risorse necessarie? ecc.).

Segui tutto perché all’inizio l’impresa è come un bambino piccolo: ha bisogno di te!
Non delegare mai l’amministrazione: su questo sicuramente l’obiezione è: ma io non sono un ragioniere, non ci capisco nulla!

Vero, ma ti devi avvalere di un professionista che lo sappia fare E TU DEVI SAPERE COSA DEVI CHIEDERGLI!

Ecco cosa ti è, inizialmente, indispensabile da chiedere al commercialista:
  1. un bilancio completo, dove sono contabilizzate sia le fatture che TUTTI i movimenti bancari. NON PUOI RIMANERE IN CONTABILITA’ SEMPLIFICATA O, PEGGIO, IN CONTABILITA’ FORFETARIA: devi capire che per gestire una impresa in modo professionale bisogna avere a disposizione il quadro dei numeri COMPLETO e non zoppo.
  2. ogni mese o trimestre una previsione dei tuoi ricavi e dei tuoi costi del mese o trimestre successivo, assieme al controllo delle differenze con i tuoi ricavi ed i tuoi costi effettivamente realizzate;
  3. ogni mese o trimestre una previsione delle tue entrate e delle tue uscite del mese o trimestre successivo, assieme al controllo delle differenze delle tue entrato e delle tue uscite effettivamente realizzate;
  4. una stima (e non l’importo esatto al centesimo) delle imposte da versare con almeno 4/5 mesi di anticipo rispetto alla scadenza;
  5. un corso sugli obblighi previsti dal codice civile e dalle leggi tributarie sull’impresa e sull’imprenditore;
  6. un breve corso sulla gestione aziendale.

Si, ti costerà qualcosa in più rispetto alla semplice tenuta della contabilità e del fiscale, ma con una ENORME DIFFERENZA: paghi per avere un servizio FONDAMENTALE per il miglioramento della tua azienda!

Con queste cose (sono solo un inizio, naturalmente), puoi iniziare a ragionare su come sta andando l’attività, quali sono le cose da sistemare, quali le decisioni da prendere.
Devi avere numeri aggiornati e previsioni su quello che potrebbe succedere per avere speranza di costruire qualcosa di importante senza doverti alzare tutte le mattine sperando che tutto vada liscio.
Solo in questo modo, con il tuo consulente aziendale, puoi andare verso la strada per il TUO successo!

Recuperare produttività – (parte 3a)

Recuperare produttività – (parte 3a)

Abbiamo analizzato nei precedenti articoli alcune delle probabili cause della poca redditività dell’azienda ed i primi passi (mission e vision aziendale) per invertire il trend; ora analizziamo come fare per recuperare produttività. Oggi iniziamo a vedere su cosa e come intervenire per avere livelli ottimali di reddito aziendale. La riorganizzazione dell’azienda deve essere strutturato per forza in fasi diverse, quindi a step. Tali step devono essere progressivi ed effettuati in un preciso ordine, poiché ogni step influenza l’altro. il secondo intervento da fare è per recuperare produttività. L’intervento sulla produttività deve partire da una indagine accurata sui numeri dell’azienda e quindi sul bilancio. E’ necessario tradurre i dati del bilancio in concetti di resa e/o produttività. Un imprenditore deve sapere:

  1. quante unità di prodotto deve produrre affinché quella commessa generi margini;
  2. fino a che prezzo deve accettare un ordine;
  3. quanto deve produrre ogni ora lavorata da una macchina o da un dipendente;
  4. in quanto tempo deve essere evasa una commessa.

La conoscenza della “resa oraria” teorica (produttività) e, pertanto, la “velocità economica” (tempi) che una commessa dovrebbe avere, consente di avere dei parametri oggettivi per iniziare a valutare quanti margini di recupero economico può avere l’azienda. Ad esempio, il calcolo della produttività aziendale permette di programmare quante ore (uomo/macchina) massime si dovrebbero impiegare per lo svolgimento di una certa lavorazione o per evadere un certo ordine. L’analisi a consuntivo dei tempi impiegati per ogni commessa, confrontata con quelli preventivi e valorizzati dai numeri provenienti dal budget, permetterebbe di monitorare in progressione lo sviluppo del margine economico aziendale, e quindi della resa dell’azienda. Valutando lo scostamento tra il livello di produttività orario raggiunto dall’azienda e quello necessario/ottimale moltiplicato per le ore produttive di riferimento, si rappresenterebbe il valore stesso del beneficio raggiungibile attraverso l’implementazione di un sistema di controllo di gestione.

Nel prossimo articolo parleremo dello step successivo per l’ottimizzazione della azienda: l’organizzazione delle risorse umane. (continua…)

Mission Vision Valori Aziendali Questi Sconosciuti (parte seconda)

Mission Vision Valori aziendali questi sconosciuti (parte seconda)

Abbiamo analizzato nel precedente articolo alcune delle probabili cause della poca redditività dell’azienda. Ora analizziamo come procedere nei primi passi (mission e vision aziendale) per invertire il trend. La riorganizzazione dell’azienda deve essere strutturato per forza in fasi diverse, quindi a step progressivi. Tali step devono essere effettuati in un preciso ordine, poiché ogni step influenza l’altro. il primo intervento da porre in essere è definire Mission e Vision aziendale.

Tutti abbiamo sentito parlare di mission dell’impresa. Spesso, leggendo la brochure di un’azienda o navigando nel suo sito Internet ci imbattiamo in questo termine e, altrettanto spesso, questa espressione è associata con quella di vision o di valori d’impresa. Non sempre il senso di questi vocaboli è chiaro e non sempre essi sono usati con un significato univoco.

Mission aziendale, ovvero l’identità dell’azienda

Mission, letteralemente missione, esprime lo scopo dell’impresa: perché essa esiste e in cosa si differenzia dalle altre aziende concorrenti. La mission serve a stabilire quale è il fine di un’organizzazione, la ragione stessa della sua esistenza, permette di fissare la strada da seguire partendo da quella che è la sua situazione attuale e disegnando il futuro che si intende realizzare.

Mentre la mission focalizza l’attenzione su ciò che l’azienda è attualmente, la vision si concentra sul futuro, su ciò che l’azienda intende diventare. I valori dell’impresa rappresentano, invece, una sorta di codice di comportamento della stessa, le linee di condotta da seguire, ciò che per l’azienda è importante.

Stabilire una mission chiara è il punto di partenza per la creazione di tutta la strategia dell’impresa. Ma come si definisce una mission ben comprensibile ed efficace? Essa deve rispondere ad alcune domande fondamentali:

Chi siamo?
Cosa facciamo, cosa possiamo fare, cosa potremmo fare?
Perché lo facciamo?
Cosa ci rende diversi dagli altri?
In parole povere si tratta di capire quale vogliamo che sia l’identità della nostra azienda, e, successivamente, esprimerla in parole in modo da poterla comunicare agli altri. Spesso viene utilizzato uno slogan che attraverso semplici termini disegnano una sorta di immagine dell’impresa, una sua fotografia capace di comunicare agli altri la sua personalità, ciò che l’azienda vuole essere.

A volte si tratta di pochissime parole (ad esempio la mission della Walt Disney è “rendere felici le persone”), a volte una semplice frase (Nike, ad esempio, ha adottato la seguente mission “Offrire ispirazione e innovazione ad ogni atleta nel mondo. Se hai un corpo, sei un atleta”), altre volte ancora, qualcosa di più (Illycaffè, ad esempio, così formula la sua mission: “Grazie al nostro entusiasmo, al nostro lavoro in team e ai nostri valori, vogliamo deliziare tutti coloro che, nel mondo, amano la qualità della vita, attraverso il miglior caffè che la natura possa offrire, esaltato dalle migliori tecnologie nonché dall’emozione e dal coinvolgimento intellettuale che nascono dalla ricerca del bello in tutto quello che facciamo”).

Vision aziendale

Il termine visione (vision) è utilizzato nella gestione strategica per indicare la proiezione di uno scenario futuro che rispecchia gli ideali, i valori e le aspirazioni di chi fissa gli obiettivi (goal-setter) e incentiva all’azione.

Con il termine Vision si intende l’insieme degli obiettivi di lungo periodo che il Top Management vuole definire per la propria azienda, comprendere anche la visione generale del mercato e l’interpretazione di lungo periodo del ruolo dell’azienda nel contesto economico e sociale.

Sebbene venga di solito usato con riferimento ad imprese, il termine può essere utilizzato anche con riferimento ad associazioni o ad organizzazioni in genere, nonché in relazione ai singoli individui.

Il “manifesto” della visione (vision statement) dovrebbe essere tale da spronare i membri dell’organizzazione (o il singolo nel caso di vision personale) e renderli orgogliosi di farne parte.

Un vision statement efficace dovrebbe:

essere chiaro e descrivere in modo vivido un’immagine;
riguardare il futuro;
essere facilmente ricordabile – sebbene la lunghezza sia variabile è preferibile contenerla il più possibile per facilitarne l’apprendimento;
contenere espressioni che facciano presa;
riferirsi ad aspirazioni realistiche o comunque verosimili.
Esempi di visione:

Bill Gates (1980) – “Un personal computer su ogni scrivania, e ogni computer con un software Microsoft installato”;
Nokia:
1995 – “Our vision: Voice Goes Mobile”
2005 – “Our vision: Life Goes Mobile”
CIA – “Noi forniamo informazioni e agiamo al fine di assicurare la sicurezza nazionale degli Stati Uniti d’America e la conservazione della vita e degli ideali americani” (“We will provide knowledge and take action to ensure the national security of the United States and the preservation of American life and ideals.”)
Esselunga Spa: “Consolidare la soddisfazione del cliente raggiungendo la sua fidelizzazione e allo stesso tempo ampliare il proprio bacino di utenza grazie all’apertura di nuovi mercati e all’utilizzo di nuovi canali distributivi”.
ArtPlast – “Portare reali benefici e soddisfazioni al Cliente finale, contribuendo a creare un mercato di dura concorrenza, purché sia leale senza danneggiare nessuno e con il beneficio di tutti.”

Valori d’impresa

Per valori d’impresa (values o core values) si intende genericamente un sistema di idee, modi di agire e attributi considerati “importanti” per se e quindi tali da informare l’azione dell’impresa, o dell’organizzazione in genere.

Il value statement (o statement of core values) è la dichiarazione formale del sistema di valori propri dell’organizzazione.

Esempi di valori:

McDonald’s – “qualità, servizio e pulizia” (“outstanding quality, service, cleanliness, and value, so that we make every customer in every restaurant smile”)
Mars Incorporated – “I Cinque Principi della Mars – Qualità, Responsabilità, Reciprocità, Efficienza e Libertà – guidano il nostro approccio all’ambiente così come tutti gli aspetti del nostro lavoro” (“The Five Principles of Mars – Quality, Responsibility, Mutuality, Efficiency and Freedom – guide our approach to the environment just as they guide all other aspects of our work.”)
CIA – “Nel perseguimento degli interessi del nostro Paese noi anteponiamo la Nazione all’Organizzazione, l’Organizzazione all’unità, e tutto quanto a noi stessi. Quello che facciamo conta…” (“In pursuit of our country’s interests, we put Nation before Agency, Agency before unit, and all before self. What we do matters…”).
Esselunga Spa: “valorizzazione delle risorse umane, attraverso percorsi di crescita e sviluppo delle competenze e di valorizzazione del contributo personale”.
Senza preventivamente definire Mission, Vision e Valori, non si può efficacemente intervenire per gestire il cambiamento in positivo della nostra azienda.

Nel prossimo articolo affronteremo il recupero della produttività aziendale.