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SALDO NEGATIVO DELLA CASSA AZIENDALE, LE CONSEGUENZE FISCALI

Nel corso di una verifica fiscale, nell’ambito dei riscontri materiali, l’Amministrazione finanziaria può procedere al riscontro fisico della cassa contabile del soggetto ispezionato, al fine di compararlo con il saldo contabile risultante dal mastrino di contabilità generale della cassa contante o dalla prima nota di cassa.

L’ufficio delle imposte può rettificare il reddito d’impresa e l’esistenza delle attività non dichiarate o l’inesistenza di passività dichiarate, anche sulla base di presunzioni semplici, purché connotate dai requisiti di gravità, precisione e concordanza.

La constatazione degli importi sottratti a tassazione viene effettuata sulla base delle risultanze desumibili dall’apparato contabile del contribuente verificato, i cui elementi reddituali possono essere modificati determinando induttivamente il reddito imponibile.

Ai fini IVA è possibile procedere alla rideterminazione del volume d’affari del soggetto passivo sulla base delle seguenti direttrici:

  • In via ordinaria – rettificando la dichiarazione annuale IVA presentata dal contribuente, quando l’ufficio ritiene che emerga un’imposta inferiore a quella dovuta, ovvero un’eccedenza detraibile o rimborsabile superiore a quella spettante;
  • In via induttiva – applicando le disposizioni previste dall‘articolo 55 D.P.R. 633/1972, secondo cui, se il contribuente non ha presentato la dichiarazione annuale dell’imposta sul valore aggiunto l’ufficio può procedere in ogni caso all’accertamento dell’imposta dovuta.

In caso di metodo induttivo, l’ammontare imponibile complessivo e l’aliquota applicabile sono determinati induttivamente sulla base dei dati e delle notizie comunque raccolti o venuti a conoscenza dell’ufficio e sono computati in detrazione soltanto i versamenti eventualmente eseguiti dal contribuente e le imposte detraibili.

Con la recente ordinanza n. 32812/2019 del 13.12.2019 è intervenuta la Corte di Cassazione che ha accolto la tesi dell’Agenzia delle Entrate che, nel corso di un’attività di controllo, aveva rettificato in aumento il reddito imponibile dichiarato dal contribuente, in presenza di un saldo negativo di cassa.

La Suprema Corte di Cassazione ha accolto la tesi dell’Amministrazione Finanziaria esprimendo importanti principi di diritto: in tema di accertamento induttivo del reddito d’impresa la sussistenza di un saldo negativo di cassa, se le voci di spesa sono di entità superiore a quella degli introiti registrati, oltre a costituire un’anomalia contabile fa presumere l’esistenza di ricavi non contabilizzati in misura almeno pari al disavanzo.

In tali circostanze la società contribuente ha l’onere di offrire l’idonea prova contraria circa la natura dei componenti positivi di reddito, ovvero dimostrare errori di scritturazione o problemi d’impostazione contabile.