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REVERSE CHARGE E ACQUISTI DA SOGGETTO NON STABILITO CON PARTITA IVA ITALIANA

L’Agenzia delle Entrate torna a trattare il tema dell’applicazione del reverse charge, in occasione di acquisti da soggetto estero identificato in Italia. Ponendo un esempio:

Una società polacca, senza stabile organizzazione in Italia, ha richiesto l’identificazione diretta ai fini IVA come soggetto non residente, tramite comunicazione al Centro operativo di Pescara, Ufficio gestione e controlli dei contribuenti non residenti. A seguito dell’attribuzione della partita IVA “leggera”, la società istante richiede all’Agenzia delle Entrate la giusta modalità di fatturazione delle operazioni poste in essere su suolo nazionale.

L’Agenzia risponde alla società istante ricordando che la territorialità IVA dei servizi di intermediazione, diversi da quelli di agenzia immobiliare, è soggetta a regole distinte a seconda che i servizi in commento siano resi a soggetti passivi d’imposta (B2B) oppure a privati consumatori (B2C).

Con riferimento alla prima fattispecie (B2B) la territorialità dell’imposta dipende dal luogo in cui è stabilito il committente, pertanto se la prestazione viene resa a soggetti passivi IVA stabiliti nel territorio dello Stato, l’operazione si considera effettuata in quel luogo ai sensi dell’articolo 7-ter comma 1 lettera a) D.P.R. 633/1972.

Gli obblighi relativi alle cessioni di beni e alle prestazioni di servizi effettuate nel territorio dello Stato da soggetti non residenti, sono adempiuti dai cessionari o committenti. Nel caso di cessioni di beni o di prestazioni di servizi effettuate da un soggetto passivo stabilito in un altro Stato membro dell’UE, il cessionario o committente adempie gli obblighi di fatturazione di registrazione secondo le disposizioni degli articoli 46 e 47 del decreto-legge 30 agosto 1993.

L’imposta deve essere assolta dal cessionario/committente nazionale (soggetto passivo IVA) mediante l’applicazione del meccanismo del reverse charge, anziché dal prestatore non stabilito. La posizione IVA italiana del soggetto estero non deve intervenire nella fatturazione delle cessioni di beni o prestazioni di servizi territorialmente rilevanti in Italia, quando il contraente è un soggetto passivo italiano o regolarmente iscritto nella banca dati Vies.

In tali circostanze il sistema dell’inversione è applicato attraverso due modalità alternative, distinte a seconda che il fornitore estero sia un soggetto passivo IVA stabilito fuori dall’UE o all’interno dell’UE.

  1. Fornitore extracomunitario – Il committente/cessionario italiano deve emettere un’autofattura (in formato cartaceo), riepilogandola nella comunicazione delle operazioni transfrontaliere (esterometro) con cadenza trimestrale, entro la fine del mese successivo al trimestre di riferimento.
  2. Fornitore stabilito in altro Stato UE – Il committente/cessionario italiano adempie gli obblighi di fatturazione e di registrazione secondo le disposizioni degli articoli 46 e 47 D.L. 331/1993, integrando la fattura ricevuta con l’imposta italiana. Essendo la controparte un soggetto non stabilito in Italia, l’operazione è esclusa dalla fatturazione elettronica e dovrà essere comunicata nell’esterometro e nel modello INTRA-2 di riferimento.

Nella fattispecie in esame, l’istante è un soggetto passivo IVA stabilito in Polonia e, pertanto, l’imposta relativa alle prestazioni di servizi dallo stesso effettuate a favore dei clienti italiani sarà assolta da quest’ultimi, che dovranno integrare la fattura emessa (senza IVA) e annotarla nei registri acquisti e vendite.