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PLUSVALENZA RATEIZZABILE PER BENI NON ISCRITTI IN BILANCIO

L’Agenzia delle Entrate ha chiarito che la cessione di un marchio mai iscritto in bilancio può dar luogo ad una plusvalenza rateizzabile.

L’Amministrazione finanziaria è giunta a tale conclusione considerando che la cessione del marchio è avvenuta tramite il pagamento di un corrispettivo, quindi si ritiene applicabile l’articolo 86, comma 1, Tuir, in base al quale le plusvalenze rilevanti ai fini del reddito d’impresa sono quelle derivanti da:

  • Cessione a titolo oneroso;
  • Risarcimento per la perdita o il danneggiamento dei beni;
  • Assegnazione dei beni ai soci;
  • Destinazione dei beni a finalità estranee all’esercizio dell’attività d’impresa.

Appurata l’imponibilità della plusvalenza, l’Agenzia delle Entrate, ha chiarito che:

  • Alla fattispecie in esame risulta applicabile l’articolo 86, comma 4, Tuir, che dà la possibilità di rateizzare la plusvalenza nei casi in cui il bene sia stato detenuto per un periodo non inferiore a tre anni;
  • La plusvalenza deve essere calcolata contrapponendo al prezzo di cessione un costo di acquisto pari a zero, come se il bene risultasse completamente ammortizzato.

In tema di rateizzazione delle plusvalenze patrimoniali occorre sottolineare che l’articolo 86, comma 4, Tuir, oltre a quanto anzidetto prevede anche che:

  • La scelta di avvalersi della rateizzazione deve avvenire in dichiarazione dei redditi;
  • In caso di omissione della dichiarazione fiscale la plusvalenza viene tassata integralmente nel periodo d’imposta in cui è realizzata.

In relazione al primo punto si precisa che il contribuente può decidere in quante quote costanti assoggettare la plusvalenza ad imposizione, fino a un massimo di cinque, compreso il periodo d’imposta di realizzo.

Tale scelta deve essere effettuata compilando i righi RS126 e RS127 del Modello Redditi SC 2020.

Sul tema la Suprema Corte ha affermato che la scelta relativa alla rateazione può avvenire anche ai sensi dell’articolo 1 D.P.R. 442/1997, norma che disciplina l’opzione e la revoca di regimi contabili d determinazione dell’imposta e dei regimi contabili.

Dunque è possibile fruire del beneficio della rateazione della plusvalenza anche tramite comportamento concludente, ovvero con la corretta imputazione delle variazioni in aumento e in diminuzione in dichiarazione dei redditi.

Per quanto riguarda l’obbligo di presentazione della dichiarazione fiscale, per poter fruire della rateizzazione della plusvalenza, si precisa che la dichiarazione fiscale si considera validamente presentata se trasmessa all’Amministrazione finanziaria entro il termine previsto per legge.

Tuttavia l’articolo 2, comma 7, D.P.R. 322/1998 considera valida, ma tardiva, la dichiarazione spedita entro il novantesimo giorno dal termine previsto dalla legge.

La scelta della rateizzazione non può essere revocata dal contribuente presentando una dichiarazione integrativa , in quanto tale possibilità di correzione è concessa solo in caso di errori o omissioni.