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LA TOSCANA REGOLAMENTA L’ENOTURISMO

La Legge di Bilancio 2018 ha introdotto il concetto di enoturismo.

A distanza di un anno il decreto Mipaaf del 12.03.2019 è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n.89 del 15 aprile 2019 e ha fornito tutti gli strumenti necessari per l’effettiva attuazione dell’enoturismo.

L’articolo 2, comma 4 del decreto, prevede che le regioni devono definire le funzioni di vigilanza, di controllo e sanzionatorie sull’osservanza delle disposizioni.

Con la L.R. 76/2019, la Regione Toscana, ha provveduto risolvendo qualche dubbio che era sorto a seguito del D.M. 12.03.2019.

In particolare sorgevano dubbi in merito a chi potesse svolgere l’attività enoturistica.

La Regione Toscana risolve il problema introducendo le regole per l’enoturismo all’interno della L.R. 30/2003 riguardante l’attività agrituristica, delle fattorie didattiche, nonché dell’enoturismo, disciplinandolo agli articoli da 22-septies a 22 undecies.

Al comma 1 dell’articolo 22 septies viene previsto che possono svolgere l’attività enoturistica:

  • L’imprenditore agricolo, singolo o associato;
  • I comitati di gestione delle strade del vino;
  • Le cantine sociali cooperative e loro consorzi;
  • I consorzi di tutela dei vini.

L’articolo 22 octies stabilisce che, ai fini dello svolgimento dell’attività, deve essere presente il titolare dell’impresa stessa o un familiare coadiuvante, un socio, un dipendente o un collaboratore, delegati a tal fine.

Tutti i suddetti soggetti devono possedere almeno uno dei seguenti requisiti:

  • Essere un soggetto IAP (Imprenditore agricolo professionale);
  • Avere l’attestato di frequenza al corso qualificante ai fini IAP;
  • Avere un diploma o una laurea in materie agrarie;
  • Aver svolto un’attività nell’ambito vitivinicolo per almeno 5 anni;
  • Aver frequentato un corso qualificante, di almeno 50 ore di formazione teorico/pratica, avente a oggetto l’attività vitivinicola.

Per quanto riguarda la possibilità di abbinare alla degustazione dei vini anche quella di prodotti agroalimentari, fermo restando che quest’ultima attività non sfoci in quella di somministrazione di pasti, alimenti e bevande, l’articolo 22 decies differenzia a seconda che l’enoturismo sia svolto in un contesto di agriturismo già avviato o meno.

In quest’ultimo caso, l’abbinamento deve avvenire con prodotti freddi, anche manipolati o trasformati, a condizione che siano pronti per il consumo. I prodotti devono essere legati alle produzioni locali e tipiche della Toscana quali:

  • Prodotti DOP, IGP, STG e prodotti della montagna;
  • Prodotti ottenuti con tecniche di produzione integrata;
  • PAT di cui al regolamento adottato con il decreto Mipaaf 350/1999;
  • Prodotti biologici.

Nell’ipotesi in cui l’attività enoturistica si incardini in un’azienda in cui è già avviata l’attività agroturistica, viene richiesto il rispetto di quanto previsto a tal fine dagli articoli 10 e 13 del Regolamento 46/R del 3 agosto 2004 e successive modifiche e integrazioni.

L’articolo 13 equipara ai propri prodotti aziendali quelli delle azienda agricole locali e/ o regionali con cui vengono sottoscritti specifici accordi e che sono conservati presso l’azienda.

I prodotti somministrabili sono sia quelli certificati toscani, sia quelli non certificati ma che vengono prodotti da aziende agricole e agroalimentari ubicate nel territorio regionale.

In questo modo l’attività enoturistica diventa propedeutica alla vendita del vino e alla conoscenza del territorio in cui viene prodotto, sebbene, in ragione dell’esistenza dell’agriturismo nonché delle strade del vino, si ritiene fosse sufficiente regolamentare in maniera più approfondita tale attività, evitando il rischio di introdurre ulteriori adempimenti.