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IL TERZO SETTORE E LA SEMPLIFICAZIONE FISCALE

La Legge 106 del 2016 proponeva come obiettivo, per i decreti delegati, l’armonizzazione della disciplina tributaria applicabile agli enti iscritti al Runts e la razionalizzazione dei regimi fiscali e contabili semplificati. Tuttavia questo obiettivo si ritiene raggiunto solo parzialmente.

L’articolo 79, comma 2, cts disciplina la natura “non commerciale” delle attività di interesse generale, ritenendo tali quelle svolte a titolo gratuito o dietro corrispettivi che non superino i costi effettivi.

Rimane da chiarire se questo rapporto andrà fatto prendendo i costi al netto o al lordo dell’IVA.

Il successivo comma 5 ter prevede che: “il mutamento della qualifica, da ente del terzo settore non commerciale a ente del terzo settore commerciale, opera a partire dal periodo di imposta in cui l’ente assume natura commerciale”. A consuntivo, qualora l’ente fosse da considerare commerciale, sarà costretto a rideterminare tutto l’esercizio appena concluso. Tenendo conto di problematiche come le sanzioni dovute ai ritardati versamenti IVA.

L’articolo 89, comma 7 del cts prevede che l’esenzione IVA si applichino agli enti del terzo settore di natura non commerciale.

Questo significa che solo a consuntivo si potrà sapere se si è operato in esenzione da IVA. Se così non fosse, sarebbe necessario sanare le sanzioni previste, ovvero il ritardato pagamento di un’imposta che non sarebbe stata nemmeno incassata.

L’articolo 79, comma 5, cts prevede che non entrino nell’insieme dei proventi commerciali le attività di sponsorizzazione.

Qualora i ricavi per attività diverse non potranno essere superiori al 30% del totale dei ricavi dell’ente, i proventi da sponsorizzazione incideranno non solo sulla natura dell’ente, ma impediranno anche di permanere tra gli enti del terzo settore , a seguito della perdita della natura secondaria e strumentale di questi proventi per attività diverse.