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DIGITAL TAX: NOVITA’ LEGGE DI BILANCIO 2020

Tra le principali novità introdotte dalla Legge di Bilancio 2020 figurano le modifiche apportate alla digital tax (imposta sui servizi digitali).

Le disposizioni sulla digital tax sono entrate in vigore dallo 01.01.2020. In particolare la digital tax si applica sui ricavi derivanti dalla fornitura dei servizi digitali realizzati da soggetti passivi d’imposta nel corso dell’anno.

Sono qualificati come servizi digitali da tassare:

  • La veicolazione su un’interfaccia digitale di pubblicità mirata agli utenti della medesima interfaccia;
  • La messa a disposizione di un’interfaccia digitale multilaterale che consente agli utenti di essere in contatto e di interagire tra loro;
  • La trasmissione di dati raccolti da utenti e generati dall’utilizzo di un’interfaccia digitale.

Sul punto è intervenuta la Legge di Bilancio 2020 stabilendo i servizi digitali esenti dalla tassazione:

  • La fornitura diretta di beni e servizi nell’ambito di un servizio di intermediazione digitale;
  • La fornitura di beni o servizi ordinati attraverso il sito web del fornitore di quei beni e servizi, quando il fornitore non svolge funzioni di intermediario;
  • La messa a disposizione di un’interfaccia digitale il cui scopo esclusivo o principale è quello della fornitura agli utenti dell’interfaccia da parte del soggetto che gestisce l’interfaccia stessa de contenuti digitali, servizi di comunicazione o servizi di pagamento;
  • La messa a disposizione di un’interfaccia digitale utilizzata per gestire alcuni servizi bancari e finanziari.

In merito a quest’ultimo punto si precisa:

  • I sistemi dei regolamenti interbancari ex Tub o di regolamento o di consegna di strumenti finanziari;
  • Le piattaforme di negoziazione o i sistemi di negoziazione degli internalizzatori sistematici ex Tuf;
  • Le attività di consultazione di investimenti partecipativi, e se facilitano la concessione di prestiti, i servizi di intermediazione nel finanziamento partecipativo;
  • Le sedi di negoziazione all’ingrosso ex articolo 61, lettera a, Tuf;
  • Le controparti centrali;
  • I depositari centrali;
  • Gli altri sistemi di collegamento la cui attività è soggetta ad autorizzazione e l’esecuzione delle prestazioni dei servizi soggetta alla sorveglianza di un’Autorità di regolamentazione al fine di assicurare la sicurezza, la qualità e la trasparenza delle transazioni riguardanti strumenti finanziari, prodotti di risparmio o altre attività finanziarie;
  • La cessione di dati da parte dei soggetti che forniscono i servizi finanziari di cui al punto precedente;
  • Lo svolgimento delle attività di organizzazione e gestione di piattaforme telematiche per lo scambio dell’energia elettrica, del gas, dei certificati ambientali e dei carburanti, nonché la trasmissione dei relativi dati raccolti e ogni altra attività connessa.

Ai fini dell’applicazione dell’imposta un dispositivo si considera localizzato nel territorio dello Stato, facendo riferimento all’indirizzo di protocollo internet del dispositivo stesso o ad altro sistema di geolocalizzazione, nel rispetto delle regole relative al trattamento dei dati personali.

L’imposta dovuta si ottiene applicando l’aliquota del 3% all’ammontare dei ricavi tassabili realizzati dal soggetto passivo nel corso dell’anno. A ciò si aggiunge che i soggetti passivi devono versare l’imposta entro il 16 febbraio dell’anno successivo a quello di riferimento.

Quanto ai soggetti stabiliti in uno Stato fuori dall’UE o SEE è prevista la nomina di un rappresentante fiscale per assolvere agli obblighi relativi all’imposta digitale.

Da ultimo si rileva che i soggetti passivi tenuti al versamento dell’imposta sui servizi digitali devono tenere un’apposita contabilità per rilevare mensilmente le informazioni sui ricavi dei servizi imponibili.