L’IMPORTANZA DI STARE SU INTERNET

L’IMPORTANZA DI STARE SU INTERNET

Sono un artigiano o un commerciante o un professionista e faccio bene il mio lavoro, a cosa mi servono i social network? E perché dovrei fare personal branding? I clienti sono interessati ai miei prodotti, ai miei servizi e alle mie competenze professionali, di certo non alla mia persona… Siete sicuri? Mi dispiace darvi una delusione, ma la risposta a tutte queste domande è: il mondo è cambiato e anche il lavoro è cambiato, che lo vogliate o no i social network e il digital marketing vi riguarda. L’unica scelta che potete fare è: volete cavalcare l’onda o volete farvi travolgere dagli eventi? In entrambi i casi leggete l’articolo, alla fine della lettura avrete sicuramente una visione più consapevole.

Innanzitutto partiamo da due premesse fondamentali e cioè: perché mi devo interessare ai social network, e perché fare personal branding?

La risposta è semplice: mi devo preoccupare di internet perché ci sono tutti, manco solo io o meglio, io non ci sono volontariamente e consapevolmente, ma potrebbe esserci qualcun altro che mi ci porta a forza. Mi spiego meglio: il sig. Pinco è un Artigiano (ma potrebbe anche essere un commerciante o un professionista) che non ama perder tempo su Facebook, ma i suoi clienti sì e i suoi clienti hanno tanti amici con cui parlano on line e che discutono anche di come si trovano con il proprio commercialista. E cosa dicono di voi? Parlano bene o male? Finché rimanete off line non lo saprete mai.

Ecco quindi che diventa essenziale preoccuparsi del web e curare la propria immagine on line; ciò non significa necessariamente avere un sito web o investire in pubblicità on line, ma avere qualche piccola accortezza in più e utilizzare gli strumenti a disposizione con cognizione di causa.

Facciamo un piccolo test: digitate su Google motore di ricerca il vostro nome e cognome. Mettetevi nei panni di un vostro potenziale cliente o già cliente e guardate i risultati di ricerca. Cosa compare? Le risposte possibili sono:

  1. Non compare niente. Bene, avete un pagina bianca su cui poter iniziare a scrivere. Male, perché per la rete non esistete e ciò significa che a priori perdete tutti i potenziali clienti che potreste ottenere via web. Considerate che le statistiche oggi ci dicono che il consumatore, prima di acquistare un prodotto o un servizio (anche una consulenza), effettua una ricerca sul motore di ricerca. Ad esempio: Maria è una mia cara amica e mi ha consigliato Giovanni come consulente del lavoro, ma cercando su Google non trovo niente su Giovanni. Risultato? La mia percezione del valore di Giovanni diminuisce, in compenso ho trovato su Google Map un commercialista che ha lo studio proprio sotto casa mia e allora sai che c’è? Lo chiamo e prendo appuntamento.
  2. Compaiono un certo numero di risultati e quello che vedo non mi piace o meglio se penso che un mio possibile cliente possa vedere questi risultati non mi fa impazzire. Bene, avete qualcosa su cui lavorare.
  3. Compaiono un certo numero di risultati e quello che vedo mi piace molto. Bravi, complimenti! Permettetemi però di dubitare o almeno di ipotizzare che un miglioramento sia possibile.

Nel primo caso se dovete iniziare da zero potete fare molto e magari avrete bisogno dell’aiuto di un esperto web marketing, ma se intanto volete iniziare e non avete molto tempo il mio suggerimento è di iniziare con un profilo Google Plus (o Google Map) e/o una pagina Facebook e/o un profilo LinkedIn. Nei casi 2 e 3, invece, necessariamente dovrete iniziare lavorando sui risultati già in essere e molto dipenderà da come e quando potete agire voi direttamente su di essi. Ad esempio: se il problema è il vostro profilo Facebook, chiaramente voi siete gli unici fautori del vostro destino; se invece vi preoccupano i contenuti a voi riferiti scritti però da terze parti su siti web, blog o social network, in questo caso dovrete contattare gli autori personalmente o, se non è possibile, lavorare per costruire delle alternative di valore.

Fatte queste premesse, tenete sempre bene a mente il vostro pubblico di riferimento quando agite on line e curate la vostra immagine digitale tanto quanto curate voi stessi la mattina prima di andare in studio.

VALORE O PRODOTTO NELLA CONNECTION ECONOMY

VALORE O PRODOTTO NELLA CONNECTION ECONOMY

OGGI E’ IL VALORE

Il prodotto in quanto tale non basta più, oggi l’unica alternativa che hanno le aziende per vendere è trasmettere VALORE.

La connection economy si fonda precisamente su questo: una connessione profonda tra aziende e pubblico che si basa sull’immedesimazione, la positività e la fiducia.

Oggi le aziende devono costruire fiducia e connessioni per resistere sul mercato ed ampliarne la propria fetta.

Come si fa? Diffondendo contenuti di qualità, coinvolgenti e coerenti con l’immagine aziendale.

Google ci costringerà ad adeguarci: il contenuto è sempre più al centro di una comunicazione efficace, che porti risultati duraturi nel lungo periodo.

Le aziende che vogliono prosperare nella connection economy devono seguire tre regole per promuovere con successo i propri clienti:

  • Creare contenuti straordinari. Le persone si aspettano di leggere contenuti che siano veri, vicini a loro e che diano risposte concrete a problemi reali.
  • Rischiare. Non bisogna più chiedere il permesso ma essere disposti a rischiare di fallire per introdurre spunti innovativi. Il progresso avviene quando si mettono in campo nuove pratiche e la migliore emerge.
  • Fare ciò che conta. L’unica cosa importante è fare ciò che conta, senza dimenticare che è il cliente a decidere ciò che è importante e ciò che non lo è.

E tu cosa aspetti?

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COME LA “CONNECTION ECONOMY” CAMBIA IL MODO DI FARE IMPRESA

fare impresa

COME LA “CONNECTION ECONOMY” CAMBIA IL MODO DI FARE IMPRESA

Molti imprenditori stanno incontrando da tempo serie difficoltà nel portare avanti la propria impresa e non sanno da cosa dipende.

Non si sono accorti che siamo entrati nella “connection economy”

La definizione è stata data da Seth Godin (guru del marketing, imprenditore e scrittore di successo) nel suo ultimo libro Quel pollo di Icaro. Come volare alto senza bruciarsi le ali: per connection economy si intende una nuova forma di economia basata sulla creazione di connessioni di valore, e non più sulla pubblicità di massa.

PRIMA CONTAVA IL PRODOTTO

Fin dalla rivoluzione industriale, al centro dei tutto (sistema economico, società e cultura) c’era il PRODOTTO.
Le aziende hanno creato progresso, benessere e lavoro in un contesto drammaticamente provato da conflitti mondiali, malattie e povertà.

La propaganda industriale e la vendita di un prodotto si basava sulla pubblicità di massa attraverso la tv, i giornali ecc. (mass-media) che creavano degli status symbol che tutti volevano avere.

I clienti accettavano qualunque cosa arrivasse loro e i concorrenti preoccupavano marginalmente. Il mercato era in piena espansione, c’era ancora molto da inventare e poche persone in grado di farlo.

Sembrava un sistema perfetto, finché il mercato ha iniziato a collassare, le economie a crollare, il pubblico ad essere più esigente.

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