CARI IMPRENDITORI TENETE SOTTO CONTROLLO LA CASSA!

Tra i controlli contabili da fare, oltre a quelli che riguardano le rimanenze di magazzino, ci sono anche i controlli e le verifiche di cassa. Bisogna infatti verificare costantemente la corrispondenza del saldo contabile con l’effettiva consistenza di cassa considerando eventuali sospesi.

La sorpresa arriva quando il valore contabile del conto cassa non coincide per niente con le giacenze effettive. Situazioni di cassa alta o di cassa negativa (anche di un solo giorno) sono indicatori di evidente pericolo per l’azienda sul fronte dell’evasione fiscale.

La presenza di una cassa elevata lascia pensare ad una gestione anti-economica ed utilizzi impropri per effettuare acquisti in nero, in base al quale l’Agenzia delle Entrate può ipotizzare la realizzazione di vendite in nero.

Ma non è solo questo! In caso di cassa alta, ad esempio, gli uffici fiscali possono non riconoscere la deducibilità degli interessi passivi bancari o peggio ancora, considerare la contabilità inattendibile, o il denaro ripartito tra i soci, assegnato o utilizzato dall’amministratore.

In tale caso, gli uffici finanziari sono legittimati ad avviare accertamenti con metodo induttivo  sia alla società che alle persone dei soci (o del titolare).

Perché si genera cassa alta? E cosa fare allora per non trovarsi con simili problemi?

Una cassa elevata può significare che determinati acquisti di merce poi destinata alla rivendita sono effettuati “in nero dal momento che non compaiono in diminuzione del conto cassa.

Si rende quindi necessario effettuare dei controlli periodici (per lo meno settimanali) sull’andamento del conto cassa ed evitare che gli interventi dei soci o del titolare, effettuati per far fronte a esigenze di liquidità, generino invece situazioni di cassa alta, non coerenti con le finalità aziendali o non congrui con le capacità economiche dei soci o del titolare dell’azienda.

È necessario ricordarsi sempre che l’importo della cassa non deve mai essere eccessivamente elevato, tenuto conto, della natura dell’attività svolta dall’impresa. Un saldo cassa elevato può comportare seri problemi soprattutto se si è in presenza di un notevole indebitamento bancario.

Una accortezza da adottare è quella di verificare che la cassa non comprenda i cosiddetti “sospesi di cassa”. Nel caso ciò accada, è opportuno regolarizzare l’anomala situazione prima della chiusura dell’esercizio con una scrittura contabile.

La presenza di un saldo contabile negativo è invece un chiaro segno di introiti a nero. Ma di questo parleremo in un articolo di prossima pubblicazione.

COME FACCIO A DIVENTARE IMPRENDITORE?

Per diventare imprenditore devi seguire un percorso preciso.

Prima di tutto devi cambiare atteggiamento, preparati ed infine progetta il tuo business. 

Non puoi saltare queste fasi, altrimenti farai talmente tanti debiti che non potrai pagarli!

Il nuovo atteggiamento mentale: vedi opportunità dove gli altri vedono problemi, presta attenzione alle nuove idee e fissare obiettivi avendo una strategia per raggiungerli.

L’atteggiamento giusto per diventare imprenditore.

  1. Metti al primo posto i clienti – Abituati a mettere al primo posto l’unico soggetto capace di decretare qualsiasi successo imprenditoriale: il cliente. In particolare abituati a capire le loro esigenze, i loro problemi, le loro necessità e i loro desideri. Come? Prima di tutto parlando con loro, confrontandoti con loro, leggendo cosa scrivono nei gruppi o forum, ecc.
  2. Passione sempre e comunque – Essere appassionati del proprio lavoro è alla base di qualunque successo. Nel quotidiano esisteranno momenti difficili, sfide importanti e gestione di persone demotivate, proprio in questi momenti è chi avrà la capacità di ridare passione e motivazione al team che farà la differenza. Senza dimenticare che la passione è l’elemento chiave di fronte ad un cliente.
  3. Sii flessibile – E’ importante tracciare progetti, obiettivi e business plan, ma è altrettanto importante, in base ai riscontri ottenuti sul mercato, avere la capacità di rimanere flessibili e adattare le strategie con l’obiettivo di aumentare la riuscita del progetto. Tieni ferma la tua Vision, ma adatta il percorso che ti porterà al tuo obiettivo.
  4. Impara ed evolvi sempre – Se parti davvero da zero dovrai avere una marcia in più, delle competenze più approfondite, disporre di nuove tecniche o tecnologie, avere degli elementi distintivi, ecc. Tutte cose che richiedono formazione, studi e tanta applicazione e umiltà. Impara dai migliori, dagli esperti, e soprattutto da chi ha già ottenuto risultati nell’area che hai la necessità di migliorare.
  5. Decidi sui fatti, non sulle opinioni – Abituati a misurare i fenomeni che devi gestire, e decidi in base ai dati, alle analisi, alle interviste, ecc. non solo in base alle opinioni. Oggi esistono strumenti, gratuiti o a basso costo, capaci di aiutarti in tali misurazioni, strumenti che solo dieci anni fa erano troppo costosi per professionisti e micro imprese. Ad esempio, ogni decisione sull’utilità di uno strumento di marketing non dovrebbe essere presa a simpatia o per moda, ma in base al numero di contatti che è in grado di generare per un dato budget.
  6. Nella gestione del Team il denaro è importante ma non è tutto – Erroneamente si può credere che per motivare le persone l’unica leva possibile sia il denaro, nulla di più sbagliato. Evidentemente la remunerazione è uno dei fattori importanti, ma oggi sempre più i collaboratori scelgono anche in base alle proprie aspirazioni di crescita, alla loro formazione, al clima in cui lavorare, in generale al loro “benessere” lavorativo e, soprattutto, alla considerazione che si ha di loro nel quotidiano, al loro coinvolgimento e al rispetto.
  7. Sii curioso – Impara dai bambini, cerca di capire perché, fai domande, metti in discussione le abitudini, le cose che gli altri danno per scontato, impara a vedere ciò che non è visibile. Ad esempio, quando hai di fronte un potenziale cliente, abituati a capire il “non detto”. Spesso le più grandi innovazioni sono nate proprio mettendo in discussione ciò che la maggioranza considerava una certezza.
  8. Fai attenzione alle abitudini che ti scegli – Esistono pessime abitudini per un imprenditore o un professionista, come ad esempio, quella di utilizzare sempre gli stessi schemi di ragionamento, di abituarsi a fare sempre nello stesso modo, di trascurare il proprio team o i numeri della propria attività, ecc. Esistono invece delle buone abitudini, come imparare ad ascoltare chi si ha intorno, leggere, documentarsi, formarsi, confrontarsi, decidere, essere curiosi come abbiamo detto sopra e cercare di vedere le cose sempre da prospettive nuove.
  9. Dai importanza alle relazioni – Le relazioni sono alla base di qualunque business e del suo sviluppo. Conoscere nuove persone ti apre a nuove opportunità, talvolta in modo diretto, talvolta in modo indiretto. Spesso poi le nuove conoscenze portano consigli, spunti di riflessione o semplici esempi. Ritaglia del tempo per sviluppare il tuo network di conoscenze.

La giusta preparazione teorica

Per diventare imprenditore capace di ottenere dei risultati, soprattutto se parti da zero, la tua preparazione è fondamentale. Su cosa prepararsi?

  • Preparazione tecnica – E’ chiaro che in ogni area la preparazione tecnica è fondamentale, oggi vengono premiati gli specialisti! Quindi prima di tutto studia, leggi, partecipa a tutti i corsi necessari per sviluppare la competenza tecnica specifica del settore che hai scelto.
  • Competenze relazionali e di comunicazione – La sola competenza tecnica non è necessaria al tuo successo come imprenditore o professionista, oggi serve anche avere la capacità di comunicare le proprie competenze tecniche, le proprie specificità, talenti e capacità di risolvere problemi. Studia Marketing, il Web Marketing, le Vendite, e tutte quelle capacità relazionali, come ad esempio, la capacità di sviluppare relazioni offline o online.
  • Numeri e Finanza – Qualsiasi sia il tuo progetto, professionale o imprenditoriale, oggi è impensabile commettere errori grossolani nell’impostazione finanziaria del business. Le risorse sono poche e vanno gestite bene. Occorre quantificare bene il fabbisogno finanziario, gli obiettivi minimi di fatturato, i margini, i costi, ecc. Tutto ciò richiede una competenza base di gestione finanziaria. Non occorre laurearsi in Economia e Commercio, basta un buon libro o un corso base, ma almeno sapere quali sono i numeri utili per controllare un business.

Impara dalle cose negative quanto dalle positive, dagli insuccessi così come dai successi. (Jim Rohn)

Cosa fare concretamente?

Capito il giusto atteggiamento e fatta l’opportuna preparazione teorica, è utile passare all’azione. Passare all’azione non significa correre dal commercialista ad aprire la partita iva se prima non hai chiaro il percorso per arrivare ad ottenere i risultati desiderati.

Occorre quindi fare una serie di passi concreti. Eccoli:

  • Business Plan – Per Business Plan non intendo un documento pieno di numeri e previsioni che non serve a nessuno, ma un documento che riassuma in modo preciso e pratico, la strategia aziendale e conseguentemente i numeri, i budget di Marketing e Vendite, i costi e margini, i piani economici e finanziari, un documento che espliciti le ipotesi di base, le azioni necessarie e che sia flessibile, in grado cioè di essere aggiornato via via che le informazioni diventano sempre più testate e disponibili.
  • Piano Marketing – Occorre poi passare al Piano Marketing, quel piano che espliciti concretamente i passi necessari per attuare il tuo business e il suo sviluppo. Nel piano Marketing sono contenute le scelte effettuate a livello Marketing Strategico, come ad esempio, la scelta del cliente target, l’analisi della concorrenza, le scelte di posizionamento e differenziazione, fino ad arrivare al Marketing Operativo, quali strumenti utilizzare per raggiungere i potenziali clienti, ecc.

Buon Lavoro!

TU SEI UN IMPRENDITORE

 

Ogni tanto qualcuno decide di mettersi in proprio, di aprire una partita iva ed avviare una attività. 

Che cosa è che ci muove?

Che cosa è che ci spinge?

Anche se ci diamo spiegazioni e motivazioni razionali (voglio guadagnare più soldi per permettermi una casa più grande perché ho figli, voglio acquistare un’auto più grande per andare in ferie, non trovo lavoro, quindi mi metto per conto mio, ecc.) in realtà si è spinti dalla parte EMOZIONALE

E la parte emozionale, spesso, ci fa prendere decisioni che non valutiamo abbastanza.

E quindi, si parte lancia in resta, e si apre una attività, così, spesso pensando: “tanto basta che sia bravo a fare il mio lavoro”.

Eh no! Eh no, non basta che tu sia bravo a fare il tuo lavoro. Questo è il problema. Non si può aprire una attività pensando che fare il tuo lavoretto come se tu fossi un dipendente della tua impresa sia sufficiente a farti andare avanti.

Per quanto sia piccola, è pur sempre una impresa e tu, che sei un imprenditore, ti devi applicare con tutta la diligenza e con tutta l’attenzione necessaria.

Dalla tua impresa puoi avere grandi soddisfazioni ma anche grandi delusionigrandi guadagni ma anche enormi debiti.

Essendo una impresa, da questa dovrai ottenere un PROFITTO! 

Perché devi ottenere un profitto? (bada bene: UN PROFITTO e non UNA BUSTA PAGA!)

Perché ti assumi GRANDI RISCHI (che un dipendente, ovviamente, non si assume).

Ottenere profitti o perdite dipenderà esclusivamente dalla tua capacità e bravura imprenditoriale.

Per cui, Prima di aprire una impresa, valuta tutti gli svantaggi ed i vantaggi che derivano dall’essere imprenditore.

Prima di tutto, valuta gli svantaggi rispondendo si o no a queste domande:

  1. sono disposto ad affrontare la perdita della sicurezza “relativa” di un lavoro di tipo “dipendente”?
  2. sono disposto a rischiare di perdere tutti i miei risparmi e, probabilmente, anche i soldi che mi presteranno?
  3. sono disposto, all’inizio, ad accettare un livello di reddito fortemente inferiore a quello di un lavoro di tipo “dipendente”?
  4. sono disposto a sentirmi sempre soggetto al rischio che qualcosa (un incendio, una nuova tecnologia, il fallimento di un cliente importante, e così via…) possa distruggere o seriamente danneggiare la mia attività?
  5. sono disposto a non avere un orario di lavoro “regolare” e con tutte le conseguenze negative per il tempo da dedicare alla famiglia ed ai figli?
  6. sono disposto ad avere tutte le responsabilità sulle mie spalle?
  7. sono disposto a prendere decisioni e fare scelte anche contrarie alla mia etica ed ai miei sentimenti?
  8. sono disposto ad essere totalmente coinvolto in questioni lavorative difficili da “lasciare in ufficio”?
  9. sono disposto, all’inizio, a dovermi adattare a fare tutte le mansioni per la mia impresa?
  10. sono disposto, se le cose dovessero andare male, ad avere problemi con la mia famiglia?
  11. sono disposto ad avere più capi: i clienti, le banche, i collaboratori, ecc.?
  12. sono disposto a vivere, molto probabilmente, con l’incubo del fallimento reale o morale?
  13. sono disposto a combattere duramente per avere accesso a finanziamenti e credito da parte di finanziatori e banche?
  14. sono disposto a trovarmi, spesso e mio malgrado, coinvolto in questioni burocratiche ed amministrative che sottraggono tempo ed energia al mio business?

Come hai visto, avere una impresa non è uno scherzo. E’ roba da “gente dura”!

Però, valuta anche i vantaggi e rispondi si o no a queste domande:
  1. mi piacerebbe avere il futuro nelle mie mani?
  2. mi piacerebbe realizzare il progetto che ho sempre sognato?
  3. mi piacerebbe diventare ricco e, comunque, raggiungere livelli di reddito che un lavoro “dipendente” non mi potrà mai garantire?
  4. mi piacerebbe non avere un capo tradizionale?

Se hai risposto di si a tutte queste domande, probabilmente sei la persona giusta e motivata per intraprendere e gestire un business, dopo aver considerato tutte le conseguenze, positive e negative, implicite nella decisione di diventare imprenditore.

Sei anche cosciente che da ora in poi avrai molte responsabilità in più oltre a stare attento a fare bene il tuo lavoro.

Infatti, per fare bene un lavoro, basta un operaio specializzato, un tecnico o altri che non hanno tutte le responsabilità di un imprenditore.

Le fondamenta su cui devi basare la tua impresa sono queste:
  • fai una strategia per la tua impresa;
  • all’inizio segui tutto senza delegare;
  • interessati dell’amministrazione della tua attività, è un tuo obbligo morale, un tuo obbligo di legge ed un tuo interesse fondamentale per non andare in rovina;
  • via via seleziona i tuoi collaboratori ed inizia a delegare, MA NON DELEGARE MAI L’AMMINISTRAZIONE;

Che significa “fai una strategia“? 

Significa che devi pensare a quale è il tuo modello di business (chi sono i miei clienti? chi sono i miei fornitori strategici? quali sono i miei canali di distribuzione?  e quali le mie risorse necessarie? ecc.).

Segui tutto perché all’inizio l’impresa è come un bambino piccolo: ha bisogno di te!
Non delegare mai l’amministrazione: su questo sicuramente l’obiezione è: ma io non sono un ragioniere, non ci capisco nulla!

Vero, ma ti devi avvalere di un professionista che lo sappia fare E TU DEVI SAPERE COSA DEVI CHIEDERGLI!

Ecco cosa ti è, inizialmente, indispensabile da chiedere al commercialista:
  1. un bilancio completo, dove sono contabilizzate sia le fatture che TUTTI i movimenti bancari. NON PUOI RIMANERE IN CONTABILITA’ SEMPLIFICATA O, PEGGIO, IN CONTABILITA’ FORFETARIA: devi capire che per gestire una impresa in modo professionale bisogna avere a disposizione il quadro dei numeri COMPLETO e non zoppo.
  2. ogni mese o trimestre una previsione dei tuoi ricavi e dei tuoi costi del mese o trimestre successivo, assieme al controllo delle differenze con i tuoi ricavi ed i tuoi costi effettivamente realizzate;
  3. ogni mese o trimestre una previsione delle tue entrate e delle tue uscite del mese o trimestre successivo, assieme al controllo delle differenze delle tue entrato e delle tue uscite effettivamente realizzate;
  4. una stima (e non l’importo esatto al centesimo) delle imposte da versare con almeno 4/5 mesi di anticipo rispetto alla scadenza;
  5. un corso sugli obblighi previsti dal codice civile e dalle leggi tributarie sull’impresa e sull’imprenditore;
  6. un breve corso sulla gestione aziendale.

Si, ti costerà qualcosa in più rispetto alla semplice tenuta della contabilità e del fiscale, ma con una ENORME DIFFERENZA: paghi per avere un servizio FONDAMENTALE per il miglioramento della tua azienda!

Con queste cose (sono solo un inizio, naturalmente), puoi iniziare a ragionare su come sta andando l’attività, quali sono le cose da sistemare, quali le decisioni da prendere.
Devi avere numeri aggiornati e previsioni su quello che potrebbe succedere per avere speranza di costruire qualcosa di importante senza doverti alzare tutte le mattine sperando che tutto vada liscio.
Solo in questo modo, con il tuo consulente aziendale, puoi andare verso la strada per il TUO successo!

Legge di stabilità 2018: novità.

LEGGE DI STABILITà 2018

La legge di stabilità 2018 presenta numerose le novità, in vigore dal 2018, in materia di lavoro e pensioni. Di seguito l’analisi delle principali misure introdotte dalla Manovra in materia di APE (anticipo pensionistico), RITA (rendita integrativa temporanea anticipata), forme pensionistiche complementari, bonus 80 euro e bonus bebè.

Con specifico riferimento alle modifiche apportate in materia di Anticipo pensionistico, c.d. APE viene stabilito che l’accesso al sistema è esteso sino al 31 dicembre 2019.

Inoltre, fino al 31  dicembre 2018, agli iscritti  all’assicurazione  generale  obbligatoria,  alle forme  sostitutive  ed  esclusive  della  medesima  e  alla  Gestione separata, al compimento  del  requisito anagrafico dei 63 anni, è riconosciuta un’indennità (c.d. Ape Social) per una durata non superiore al periodo intercorrente tra la data di accesso  al  beneficio  e  il conseguimento  dell’età  anagrafica  prevista   per   l’accesso al trattamento pensionistico di vecchiaia qualora si trovino:

  • in stato di disoccupazione a seguito di  cessazione del  rapporto  di  lavoro  per   licenziamento,   anche   collettivo, dimissioni per giusta causa  o  risoluzione  consensuale  nell’ambito della procedura di cui all’articolo 7 della legge 15 luglio 1966,  n. 604;
  • ovvero per scadenza del termine del rapporto di lavoro a tempo determinato a condizione che abbiano avuto, nei 36 mesi precedenti la cessazione del rapporto, periodi di lavoro dipendente per almeno 18 mesi;
  • abbiano   concluso   integralmente   la   prestazione   per   la disoccupazione loro spettante da almeno 3 mesi e siano  in  possesso di un’anzianità contributiva di almeno 30 anni.

Relativamente a quanto sopra delineato, ai fini del riconoscimento dell’indennità “Ape Social”, i requisiti contributivi (30 o 36 anni) richiesti alle lettere da a) a d) del comma 179 della L. 232/2016, sono ridotti per le donne di 6 mesi per ogni figlio nel limite massimo di 2 anni.

Diversamente, in tema di rendita integrativa temporanea anticipata (RITA),viene stabilito che ai lavoratori che:

  1. cessino l’attività lavorativa, maturino l’età anagrafica per la pensione di vecchiaia nel regime obbligatorio di appartenenza entro i 5 anni successivi e abbiano maturato alla data di presentazione della domanda di accesso alla rendita integrativa un requisito contributivo complessivo di almeno 20 anni nei regimi obbligatori di appartenenza;
  2. ovvero, risultino inoccupati per un periodo di tempo superiore a 24 mesi e maturino l’età anagrafica per la pensione di vecchiaia nel regime obbligatorio di appartenenza entro i 10 anni successivi;

le prestazioni delle forme pensionistiche complementari, con esclusione di quelle in regime di prestazione definita possono essere erogate, in tutto o in parte, su richiesta dell’aderente, in forma di rendita temporanea, denominata “Rendita integrativa temporanea anticipata”:

  • decorrente dal momento dell’accettazione della richiesta fino al conseguimento dell’età anagrafica prevista per la pensione di vecchiaia;
  • consistente nell’erogazione frazionata di un capitale, per il periodo considerato, pari al montante accumulato richiesto.

Oltre alle innovazioni sopra esposte, di primaria importanza risultano anche le nuove disposizioni relative alle forme pensionistiche complementari.

Nel dettaglio, viene specificato che, salva diversa volontà del lavoratore, quando la contrattazione collettiva o specifiche disposizioni normative disciplinano il versamento a fondi pensione negoziali di categoria operanti su base nazionale di contributi aggiuntivi alle ordinarie modalità di finanziamento, tale versamento è effettuato nei confronti dei fondi pensione negoziali territoriali di riferimento ove esistenti alla data di entrata in vigore della presente legge, anche in caso di lavoratori che non abbiano destinato il proprio trattamento di fine rapporto (TFR) alla previdenza complementare.

Pertanto, entro 6 mesi dalla data di entrata in vigore della Manovra 2018, i fondi pensione negoziali territoriali saranno tenuti ad adeguare il proprio ordinamento per dare attuazione alle disposizioni in oggetto e, prima della scadenza del predetto termine, dovranno comunque assicurare la portabilità automatica dei flussi contributivi aggiuntivi accantonati con riferimento alle posizioni di lavoratori che già destinano a fondi pensione negoziali territoriali il TFR o contributi ordinari a carico del lavoratore o del datore di lavoro.

Inoltre, qualora il lavoratore sia invitato ad esprimere una scelta circa la destinazione del contributo aggiuntivo e non manifesti alcuna volontà, per l’individuazione del fondo si applicano i criteri previsti dall’articolo 8, comma 7, lettera b), del decreto legislativo 5 dicembre 2005, n. 252; diversamente, se sia già iscritto ad un fondo pensione negoziale, sia esso nazionale o territoriale, il contributo aggiuntivo affluisce automaticamente alla posizione già in essere.

Degni di nota, ancora, sono gli interventi che, da una parte, dispongono l’incremento delle soglie reddituali per l’accesso al Bonus 80 euro, prevedendo che qualora l’imposta lorda determinata sui redditi di cui agli articoli 49 TUIR, sia di importo superiore a quello delle detrazioni d’imposta spettanti, competa un credito rapportato al periodo di lavoro nell’anno, che non concorre alla formazione del reddito, di importo pari a:

  • 960 euro, se il reddito complessivo non è superiore a 24.600 euro;
  • 960 euro, se il reddito complessivo è superiore a 24.600 euro ma non a 26.600 euro.

Dall’altra, invece, stabiliscono che il c.d. Bonus bebè sia riconosciuto anche per ogni figlio nato o adottato dal 1º gennaio 2018, alle seguenti condizioni:

  • fino al compimento del primo anno di età, ovvero del primo anno di ingresso nel nucleo familiare a seguito dell’adozione;
  • per un importo pari a 480 euro annui da erogare mensilmente a decorrere dal mese di nascita o adozione, a condizione che il nucleo familiare di appartenenza del genitore richiedente l’assegno sia in una condizione economica corrispondente a un valore dell’indicatore della situazione economica equivalente (ISEE) non superiore a 25.000 euro annui;
  • l’importo è raddoppiato qualora il nucleo familiare di appartenenza del genitore richiedente l’assegno sia in una condizione economica corrispondente a un valore dell’ISEE non superiore a 7.000 euro annui.

FONTE: fisco7

SANZIONI PER IVA TRIMESTRALE NON VERSATA

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In arrivo le sanzioni per l’IVA trimestrale 2017 non versata

Nelle ultime settimane, i contribuenti stanno ricevendo via PEC gli avvisi bonari con le richieste di pagamento da parte dell’Agenzia delle Entrate, relative all’omesso versamento  versamento dell’IVA trimestrale o mesile. Cosa fare  quando arriva la lettera? Come mettersi in regola?

L’invio “anticipato” è una vera rivoluzione per tutti i professionisti e imprenditori, abituati a ricevere l’avviso bonario dell’Agenzia delle Entrate solo dopo il termine di presentazione della dichiarazione annuale.

Viene dunque a mancare il periodo che intercorre tra l’invio della dichiarazione annuale ed il ricevimento dell’avviso bonario, durante il quale, il contribuente, aveva un congruo termine di tempo per poter regolarizzare la propria situazione dei versamenti IVA con il ravvedimento operoso.

Con l’invio delle liquidazioni periodiche IVA, l’incrocio dei dati dichiarati con i versamenti effettuati (o non effettuati) dai contribuenti, consente al fisco di richiedere in brevissimo tempo l’eventuale IVA omessa, con avviso bonario ex art. 54-bis del D.P.R. n. 633/72 e applicazione della sanzione del 10% se le somme si versano entro 30 giorni.

Quando dai controlli eseguiti emerge un risultato diverso rispetto a quello indicato nella comunicazione, l’Agenzia può emettere gli avvisi bonari di cui all’art. 54-bis, escludendo così la possibilità di ricorrere al ravvedimento operoso per i versamenti IVA non effettuati.

Al ricevimento dell’avviso bonario, se il contribuente è d’accordo con i dati segnalati dal fisco, può pagare entro 30 giorni la somma richiesta oppure effettuare la rateazione dell’avviso e formalizzare il pagamento della prima rata sempre entro 30 giorni dal ricevimento dell’avviso.

Nel caso in cui l’IVA non versata nel trimestre sia inferiore a 5 mila euro, la rateazione potrà essere concessa per un massimo di 8 rate trimestrali. Se le somme da versare superano 5 mila euro, la rateazione potrà essere suddivisa in un numero massimo di 20 rate trimestrali.

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Ristrutturare il debito aziendale e’ possibile se in futuro si prospetta redditivita’

La riforma delle legge fallimentare del 2006, rende possibile attuare alcune strategie che favoriscono il salvataggio delle aziende.

Il favor legis viene cioè spostato dal creditore alla continuità aziendale: cioè si tutela maggiormente l’azienda rispetto ai creditori.

Il 15 e 16 giugno a Fano ci sarà un evento apposito proprio sul tema delle crisi aziendali, organizzato dal mio amico e collega Simone Brancozzi, ecco il link dell’evento con tutti i dettagli http://www.imprenditoreitaliano.it/evento-master-soluzioni-crisi-2017/

Ora compila il form alla pagina seguente per vedere il video e saperne di più:
http://www.imprenditoreitaliano.it/soluzioni-crisi-aziendali/video-della-settimana-soluzioni-crisi/

Come il Cruscotto ti aiuta a fare prodotti di qualità?

Ci sono diverse cose da fare affinchè i clienti possano vedere la tua azienda in modo gradevole e la preferiscano così ai tuoi concorrenti.
Tutte queste cose sono elencate nella mappa strategica che è parte del Cruscotto di Controllo Aziendale.
Guarda il video al link seguente http://www.imprenditoreitaliano.it/videoformazione-gratuita-cruscotto/ per capire come fare prodotti di qualità e per approfondimenti ti consigliamo di venire all’evento di Fano sul miniCruscotto – 12 Pilastri, che si terrà il 20-21 aprile prossimi: info e iscrizioni su www.imprenditoreitaliano.it/i-12-pilastri-aziendali-2017/
 

LA TUA AZIENDA E’ UNA FERRARI SPA O UN SUPERMERCATO?

Una delle regole fondamentali per avere successo in azienda è sapere se l’azienda è ROS o TOCI… che, per intenderci, significa essere o come una Ferrari spa o come un Supermercato.
A seconda di come è la tua azienda dovrai agire su elementi e variabili diverse, così i risultati saranno migliori.
Guarda il video seguente per capire di cosa stiamo parlando (il video è del collega Dott. Brancozzi): http://www.imprenditoreitaliano.it/videoformazione-tutoraggio/